Negli anni, ho collaborato con numerosi psicologi, e ho notato che molti di loro non hanno ancora sfruttato appieno il potenziale dei social media per comunicare online e attrarre nuovi pazienti.
In alcuni casi, invece, mi sono imbattuto in psicologi che utilizzano i social da tempo e hanno anche un discreto seguito, ma non riescono comunque a trasformare like, visualizzazioni e commenti in richieste di colloquio e terapie.
La verità è che non basta aprire un profilo Instagram e iniziare a pubblicare contenuti per attrarre pazienti e non è nemmeno necessario avere decine di migliaia di follower per vedere un ritorno sull’investimento.
Dopo anni di lavoro al fianco di psicologi, ho sviluppato diverse strategie efficaci per convertire i follower in richieste di colloquio e pazienti. Oggi voglio condividere con te le due caratteristiche che ho visto funzionare meglio:
- Passa da “Come fare per…” a “Come faccio IO per…”
- Non parlare solo del “Problema”, ma esplora anche la “Sofferenza”
Parliamo del primo consiglio.
Quante volte hai visto colleghi pubblicare contenuti come “Come far passare l’ansia” o “3 modi per superare l’ansia”? Il web è saturo di contenuti del genere, tutti simili e impersonali.
Le persone sono stanche di consigli generici; cercano invece un approccio più personalizzato, basato sull’esperienza di chi li offre.
Ad esempio, potresti trasformare quei titoli in: “Come IO AIUTO I MIEI PAZIENTI a superare l’ansia” oppure “3 modi con cui IO HO AIUTATO I MIEI PAZIENTI a vincere l’ansia”.
Vedi la differenza?
Modificando semplicemente il titolo, ti presenti come un vero esperto agli occhi di chi legge il tuo contenuto. Mostri di avere soluzioni concrete e applicabili, qualificandoti come la persona che può guidare il potenziale paziente dalla sua attuale condizione di disagio alla situazione desiderata.
Passiamo ora al secondo consiglio.
Spesso i contenuti condivisi si concentrano solo sul problema in sé, senza considerare le sofferenze e le frustrazioni che la persona vive quotidianamente.
Facciamo un esempio.
Se parli a una persona che ha la fobia di guidare, non limitarti a descrivere il problema “fobia di guidare”. Esplora cosa prova nel quotidiano: quali sofferenze affronta? Cosa perde nella vita a causa della sua paura?
Una persona con la fobia di guidare potrebbe sentirsi sempre dipendente dagli altri, impossibilitata a visitare amici o parenti, o potrebbe vivere in un’area isolata e non riuscire a raggiungere neppure beni di prima necessità.
Parlare in modo così approfondito del problema dimostra al tuo potenziale paziente che comprendi veramente ciò che sta vivendo, aumentando la sua fiducia nei tuoi confronti.
Questi due suggerimenti, se applicati costantemente nei tuoi contenuti, possono fare una differenza enorme. Non si tratta più solo di creare contenuti sperando che qualcuno ti contatti, ma di creare contenuti che generano richieste costanti.
Prova a mettere in pratica questi consigli e fammi sapere come vanno le cose.
Se desideri discutere dei tuoi obiettivi e capire come posso aiutarti a raggiungerli, prenota una call conoscitiva con me compilando il modulo che trovi qui: Prenota prima consulenza gratuita.
A presto,
Simone Talamo – PsicoBiz


